Dalla stanza si solleva un prevedibile brusio, molti alzano la mano per parlare.
Brian cerca di smorzare i toni
- Con calma, agenti, con calma. Non è lui il nostro obiettivo finale. Ritrovare Chris Manior è un modo per arrivare al vertice di tutto e giustiziarlo per i crimini commessi, nel frattempo… -
- Nel frattempo ci prendiamo una bella soddisfazione facendo fuori quel bastardo! – Gli incalza Delta 16.
- Sì…diciamo che verrà anche processato per tradimento…- Brian mantiene ancora una volta la calma.
Adesso a prendere parola è la finora taciturna Ellen.
- Un altro dei centri di potere della MARS è il grattacielo a sud della Città. Quella era la base operativa del servizio di spionaggio ed è lì con tutta probabilità che troveremo Manior. Non ne abbiamo la certezza assoluta ma la nostra intelligence ci ha avvertiti che i dati sensibili da noi rubati erano in una “nuvola”, non sanno cioè cosa abbiamo rubato. Ovvero non sanno cosa sappiamo, sanno solo che sappiamo qualcosa. La sicurezza sarà di alto livello ecco perché serviranno tutti e quindici gli agenti operativi. –
Continua Dylan: - Tau 2 e 3 saranno sui Mi-24, per offrire trasporto e copertura aerea, Tau 5, 8 e 10 si occuperanno della sicurezza all’ingresso. Tutti i Delta in incursione e le Sigma si caleranno dal tetto. Una volta dentro sarete in dieci nel palazzo, cinque dal basso e cinque dall’alto. Lo troveremo. –
Mentre Dylan parla, Brian comincia a camminare esternamente al tavolo rotondo e portandosi vicino ai Delta, dice:
- Capobranco in tana: il comando dell’operazione è gestito fra i tre sergenti di squadra: Delta 16, Tau 8 e Sigma 1. – Dicendo questo mette una mano sulla spalla di Diego e per risposta Tau 8 e Sigma 1 annuiscono.
Dopo aver minuziosamente spiegato il piano, viene specificato che ancora una volta l’azione si svolgerà con il favore delle tenebre.
I tre Capobranco presenti congedano i loro agenti e Jack, uscendo dalla stanza, intrattiene Leonard:
- Cos è questa storia di Delta 15? Chi era?-
- Non chiamarlo più così, lui ha tradito. Adesso è Chris Manior, per sempre o meglio finché non mi capita fra le mani…-
- Sì ma cosa è successo?-
Leonard sta per parlare ma cambia idea e invece di spiegare, si limita a dire:
- Vieni, ti porto in un posto dove capirai meglio. –
Leonard e Jack imboccano il corridoio fuori dalla sala riunioni ma una volta in ascensore, Leonard preme il pulsante -5, anche se in una città sotterranea, qualsiasi piano di un palazzo è da considerarsi sotterraneo.
L’ascensore apre nuovamente le porte, effettivamente i due si trovano ulteriormente sotto il livello della cavità che ospita il Centro. Un corridoio squadrato, di metallo, si estende proprio davanti ai due, illuminato tetramente da neon a tratti lampeggianti. I camminano e Leonard prende parola:
- Questo è il posto dove ogni tanto qualcuno di noi viene a salutare i vecchi amici… -
Jack non capisce e davanti a se, al termine del corridoio, una spessa porta scorrevole in metallo, al lato il solito lettore di schede e tastierino numerico, Leonard passa la sua scheda nel lettore e la porta si apre scorrendo.
Davanti agli occhi di Jack una grossa stanza illuminata d’azzurro, pareti in metallo e per terra, una decina di strane scatole di metallo nere, alte mezzo metro, larghe altrettanto e profonde dieci centimetri circa. Al centro delle stesse, a partire dal terreno e fino ad arrivare a tre quarti dell’altezza, una linea luminosa blu, probabilmente un led. Ed ognuna di queste “scatole” ha una sigla: una lettera e due numeri.
I due si fermano davanti a D 20.
- Queste sono lapidi. Questo è il cimitero degli agenti caduti sul campo, inumati in bare di zinco e incastonate in cavità ricavate nella roccia, tutto coperto d’acciaio spesso sessanta millimetri. Questa è la tomba di Delta 20, tuo predecessore, vittima del tradimento di Chris Manior. –
- Li tenete tutti qui..? – Chiede Jack stupito dal luogo insolito.
A lato di ogni lapide vi è una fessura e un pulsante e Jack li guarda incuriosito, Leonard sembra aver intuito la prossima domanda.
- Inserendo la tua tessera e premendo quel pulsante puoi accedere alle informazioni di Delta 20. –
Seguendo le istruzioni di Leonard, Jack fa quanto spiegato e vede comparire uno schermo olografico proprio sulla sommità della lapide. C’è la foto di Delta 20, il vero nome e le missioni a cui ha partecipato. Oltre alla causa di morte che Jack già conosceva.
Leonard si decide a concretizzare il motivo di questa visita:
- Chris Manior era un nostro agente, era Delta 15. Era uno della seconda era dell’Agenzia, entrato qui insieme a molti altri. Appena scoprimmo l’esistenza della MARS, un anno fa, cominciammo ad indagare per trovare ed ucciderne i vertici proprio come stiamo continuando a fare. Non sapevamo fino a che punto erano corrotti e così non immaginavamo il tipo di sicurezza privata assoldata da quei bastardi. Nel primo scontro persero la vita Delta 10, Delta 11, Delta 12 e Delta 13.
Rimanemmo io e Alex ovvero Delta 9. Per ricreare la squadra vennero integrati dal vivaio due agenti: uno lo conosci, è Marcus ovvero Delta 14 e l’altro era proprio Delta 15, Chris Manior.
In un altro scontro, sei mesi fa, Chris fu fatto prigioniero dalla MARS e quando siamo riusciti a liberarlo…-
- È rimasto influenzato, gli hanno fatto il lavaggio del cervello…quindi si è ribellato? – Chiede Jack
- No- Continua Leonard – È stato sottoposto ad una serie d’esami e il suo corpo ma soprattutto la sua psiche erano in ottimo stato. Nessuna influenza. Era tornato tra noi, tutto normale. Poi a quanto pare Delta 20 scoprì qualcosa, qualcosa che sì è portato nella tomba. Manior esplose contro Delta 20 sedici colpi di MitraGun. Rimosse le tracce del tradimento e fuggì. Da allora lo cercavamo ma non credevamo che fosse uno dei vertici della MARS. –
Jack ha sempre pensato che i traditori fossero una di quelle persone per cui è giusto che l’Agenzia esista e questo lo porta chiedersi come è possibile che un agente abbia tradito l’Agenzia stessa.
Ma pensando che potrebbe avere l’opportunità di chiederglielo di persona e molto presto, smette di farsi domande rimanendo comunque pervaso da un senso di curiosità che mal si sposa con l’odio che dovrebbe provare verso quest individuo, ma tant’è.
Inoltre Jack non conosce Chris quindi perché dovrebbe odiarlo?
Nel pomeriggio Jack passa dall’armeria a comprare delle munizioni, memore delle prestazioni del MitraGun. Uscendo dal negozio incontra Brian, appoggiato alla parete proprio di fianco la porta, come ad aspettarlo. Sta fumando e indossa pantaloni e camicia neri, ferma Jack.
- Ragazzo!-
- Oh, ciao Brian. Di passaggio? –
- Io non lo sono mai… senti volevo chiederti se hai qualche domanda, se hai capito tutto del piano di stanotte… -
- Sì, stasera dobbiamo trovarci qui, tutto chiaro. Ah beh…una cosa ci sarebbe: cos è un Mi-24 ? –
- Ah… elicotteri da combattimento russi adibiti anche a trasporto. Ne abbiamo due. Ma sei sicuro che sia tutto chiaro? –
- Parli della questione di Delta 15 vero? Mah, non saprei come poteri comportarmi, anzi a ripensarci credo di poter essere abbastanza lucido sul campo visto che non lo conosco –
- Appunto Jack, i ragazzi sono molto scossi da quella storia, se dovessero vedere Chris potrebbero attaccarlo incoscientemente e io so che lui sta aspettando proprio quello. Sì insomma potrebbero essere una trappola ma se non ci andiamo non lo sapremo mai e soprattutto… tu che sei così distaccato dagli eventi passati cerca di non perdere la testa se qualcosa andasse storto. Spero di essermi spiegato –
Jack annuisce e Brian si congeda con il suo sorriso che non sai mai se si stia giocando di te o ti stia rassicurando.
Viene la sera.
Jack è nell’hangar sotterraneo del centro. Ci sono tutti gli agenti già pronti per la missione. I Tau sono armati con armi più pesanti così come alcuni Delta. La squadra Sigma è perfettamente allineata davanti a uno dei due Mi-24, casco e tuta bianchi, come sempre.
- Ok, pronti? Tau 2 e 3 in cabina! – Tau 8 comunica a tutti l’ordine di partenza.
Mentre il soffitto dell’hangar si apre, Jack guarda la notte da quel buco quadrato nel terreno e respirando l’aria fresca della sera sale a bordo dell’elicottero, che alzandosi in volo rivela alla vista di Jack due uomini rimasti in disparte dietro delle casse.
Dal basso Brian e Vector vedono allontanarsi i quindici agenti nel cielo notturno.
Jack torna al centro, prende uno degli ascensori e appena le porte si riaprono trova davanti a se brian.
- Andiamo a farci un giro, saliamo, porta l’auto con te-
Detto questo Brian entra nell’ascensore e preme il pulsante per la risalita. Il montacarichi arriva in superficie e a porte aperte Brian chiede a Jack di portare l’auto poco più in là
-Ci facciamo una passeggiata…-
Jack annuisce senza capire mentre i due lasciano il capannone abbandonato prendendo la via dei campi lì attorno.
Arrivati ad un centinaio di metri dall’auto di Jack, Brian prende parola.
- L’uomo che ti ha fermato oggi, Cross…-
- Sì lo so Brian, non dovevo però…-
- Fammi finire! Quell’uomo, Cross, il giustiziere solitario che si aggira per la città. Quell’uomo è Vector Black.-
- Che cosa? Black è Cross? Per questo sapeva tutto di me e dell’Agenzia!-
- Già mi ha parlato di stamattina. Forse dovrei cazziarti o addirittura punirti ma se Black l’ha riferito a me vuol dire che non l’ha detto a Sebastian, ciò significa che non è quello che Black vorrebbe. Ad ogni modo avrai già capito che non puoi permetterti di fare quello che hai fatto, sì certo hai salvato quella ragazza ma potevi agire in maniera più discreta.-
- Pensavo che avessimo la libertà di amministrare la giustizia secondo i nostri canoni!-
- Libertà? Ahahaha!- Brian ride di gusto – Sai cos è la libertà? È una parola che riempie molto la bocca ma non riempie abbastanza il cervello, forse è per questo che nel corso dei secoli molti uomini hanno cercato di definirla. Giungendo talvolta a conclusioni noiose o peggio boriose!-
- Anche io mi sono sempre chiesto cos è la libertà…-
- Esatto, Jack! Esatto, è il motivo per cui ti trovi qui. Nella mia vita ho provato a dare un significato alla libertà…-
Brian si siede per terra, tra le spighe di grano
- Secondo me la libertà è un lusso. Quasi certamente un pregio ma sicuramente è un premio.-
- Un premio?-
-Sì. Un premio per le nostre azioni. Meglio ci comportiamo nei confronti del mondo e più liberi saremo di agire. Per un uomo in carcere la libertà è il semplice diritto a poter andare in qualsiasi luogo tu voglia. Questa libertà io e te ce l’abbiamo ma non le diamo peso. Perché non diamo mai peso alle cose che abbiamo. Tu ci dai peso al tuo potere di cambiare il mondo?-
- No Brian, non ci do peso. È perché ho questo potere?-
- Ahahahah! Scusa, non dovevo…è stato un trabocchetto! – Brian ride ancora e Jack ha l’impressione che si stia prendendo gioco di lui. Poi continua –No Jack, il mondo non si può né cambiare né piegare. Il mondo ti ignora, non è il mondo che deve cambiare per te ma sei tu che devi cambiare per il mondo. Adattarti ad esso. -
- Questo lo so!-
- Sì che lo sai! Altrimenti non saresti qui. Hai capito che se il mondo fa schifo non lo cambierai da solo e nemmeno con tutti quelli dell’Agenzia, sai? Noi dell’Agenzia esistiamo e facciamo quello che facciamo perché abbiamo capito cosa significa adattarsi al mondo…-
- Perdere la libertà…- Jack risponde continuando naturalmente le parole di Brian che sembra soddisfattissimo della risposta.
- Bingo! E quindi cosa facciamo? Rompiamo gli schemi del sistema!-
- Siamo rivoluzionari?- Chiede Jack.
- No, i rivoluzionari combattono il sistema da dentro, Jack, chi lo combatte da fuori come noi è soltanto un vigliacco. Io, te, perfino Sebastian e tutti gli altri…siamo solo vigliacchi-
- Lo siamo perché siamo fuori dal sistema?-
-Sì. Ci rifugiamo sotto terra e agiamo mascherati perché abbiamo scelto di combattere il sistema dall’esterno. Perché ci fa schifo adattarci a questo mondo ma sapendo che non si può fare altrimenti abbiamo deciso di vivere come ratti.-
- Cosa stai cercando di dirmi, Brian? Che posso sparare solo con il tuo permesso e che devo farlo indossando una maschera?-
- Non solo. Ti sto proprio spiegando perché siamo costretti a farlo. Perché non siamo degli eroi. E qui si arriva a Black.-
- Cosa centra? –
- Black lavora da solo. Red non ha una squadra perché è il capo. Black non ha una squadra perché è il più bravo. Talmente abile e assuefatto al suo lavoro da essere un brillante solitario. Lui è un eroe perché ha deciso di giocare al nostro stesso gioco ma con regole diverse.-
- Quindi è un vigliacco come noi? –
- No. Proprio questa cosa lo rende diverso. Noi abbiamo creato uno schema per rompere lo schema. Lui li ha roti tutti e sai cosa è diventato? –
Jack ci pensa e viene colto da un’illuminazione. – È un eroe! –
- E tu lo sai cosa fanno gli eroi? Cioè, cosa devono fare per esserlo? –
- Morire!Un eroe muore altrimenti non sarebbe tale…-
- Esattamente Jack! “O muori da eroe o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo”. L’ho già sentita da qualche parte questa frase.-
- Credo di aver capito. Non vuoi fare l’eroe e non permetti a me di farlo, perché non vuoi che andiamo incontro al destino di un eroe: la morte? -
- Non è proprio così…non ho paura di morire, conosco bene il lavoro che faccio!-
Brian si alza e distoglie lo sguardo da Jack e fissando l’orizzonte sotto il caldo mezzogiorno, continua
- Il mondo non ci conosce e per questo non siamo né eroi né cattivi…semplicemente non mi va di morire per un mondo che non si può cambiare. Cerco solo di fare il mio meglio o forse sono scappato come tutti i tuoi colleghi Jack. Del resto siamo vigliacchi. –
- Questo ci da il potere di uccidere vero? Il fatto che siamo usciti dal sistema perché non avevamo la forza di reggerlo ma nemmeno di combatterlo? –
- Sì, Jack. La nostra condizione non è privilegiata. - Brian abbozza un sorriso e il suo tono si fa scherzoso e strafottente come al solito – Quindi non ti azzardare più a sparare in giro per la città come fossi un giustiziere o giuro che ti riempio di calci nel culo che te la faccio passare la voglia di fare l’eroe! –
Jack ride, sollevato dalla tensione di questa conversazione, poi chiede.
- Ma se Black è tanto forte perché non viene in missione con noi? –
- Ah! Proprio perché è così bravo, quando lo avremo con noi in una missione vorrà dire che sarà veramente dura! Tu ringrazia di non aver bisogno del suo aiuto! –
Anche Jack si alza e si avvicina a Brian.
- Cosa devo fare adesso?-
- Torna a casa, mangia, riposati… è prevista una riunione alle 15.00 dove verrà comunicato il contenuto del CD copiato da Alex. –
- Conosci già il report dell’intelligence a riguardo? –
- Sì… è sarà una bella botta. Ma non voglio rovinarti al sorpresa! A dopo Jack! –
E così dicendo, Brian volta le spalle a Jack e s’incammina nuovamente verso il capannone.
Jack torna a casa ancora una volta s’interroga sulle ombre dell’ Agenzia,un mondo sotterraneo che non si rivela completamente nemmeno quando ne fai parte. O forse è solo questione di tempo ma Jack ha l’impressione che non avrebbe senso indagare.
Poco dopo aver pranzato, Jack riceve con precisione innaturale l’annunciata chiamata sul suo telefono
BRIP BRIP
- Qui Delta 21 –
- Delta 21 qui base operativa. Annunciata riunione di alta importanza per le ore 15.00 UTC presso sala riunioni del Palazzo centrale. Chiudo. –
E il telefono torna muto. Jack spera che la sua lavata di capo sia circoscritta alla chiacchierata con Brian.
Brian ovvero colui che l’ha introdotto in questo mondo sommerso e che, adesso, sembra metterlo in guardia proprio da esso.
Jack raggiunge la sala riunioni e una volta entrato vede che il grosso tavolo rotondo in vetro è gremito, sono infatti presenti tutti i Delta e tutti i Tau, inoltre sono anche sedute le misteriose Sigma.
Jack rimane sorpreso e si ferma n attimo sulla soglia, non visto mentre tutti parlottano tra loro, può osservare queste cinque donne.
Al contrario di tutti gli altri, che sono ancora in borghese, loro indossano una tuta simile a quella da infiltrazione ma con sostanziali differenze: innanzitutto è bianca e poi non presenta le tasche e gli accessori di una tuta normale, infatti la squadra Sigma non usa armi da fuoco, come gli era stato annunciato da mezze frasi davanti a una birra, la sera prima.
Sempre come gli era stato detto, le cinque ragazze non mostrano i loro visi e portano il casco della tuta, bianco anch’esso.
Jack si siede e appena prende posto entrano nella stanza i tre capobranco delle squadre convocate ovvero Brian Green, Dylan Blue ed Ellen White.
Tutti si alzano e Jack li imita.
- Comodi, comodi Agenti! – A queste parole di Dylan, i quindici si siedono tutti. Poi continua.
-Dopo al brillante operazione di ieri sera, la squadra Delta ha fornito alla nostra Intelligence dei dati estremamente importanti per la cattura di uno dei vertici della MARS che è nostro dovere punire a causa delle sue colpe ovvero i diretti responsabili della crisi economica che troppe persone ha messo in ginocchio. Al fine di di evitare che ciò possa accadere dobbiamo distruggere la MARS ed eliminare, appunto, i suoi vertici.
Le informazioni contenute nel CD entrato in nostro possesso ci hanno fornito l’ubicazione di uno di questi.-
Tutti ascoltano attentamente mentre il silenzio viene rotto da una domanda di Diego, il capitano dei Delta.
- Signore, ci è dato sapere il nome del nostro prossimo obiettivo? –
Dylan annuisce e poi abbassando lo sguardo e con tono triste annuncia:
- Il direttore del reparto spionaggio della MARS, nostro prossimo obiettivo, è proprio l’assassino di Delta 20, Chris Manior, l’uomo che un tempo chiamavamo Delta 15!-
E sorge ancora il sole, Jack è tornato a casa sua. Grazie all’ora a cui è stato svegliato può notare la bellezza della città di mattina presto, come non succedeva da un po’. Affacciato al balcone e godendosi il fresco pungente delle prime ore di luce, si accende una sigaretta.
Ovvio il cambiamento che sta avvenendo dentro il suo corpo e non solo per quanto riguarda il fisico. Le aumentate percezioni Jack sembrano schiarirgli la strada per orizzonti mai prima considerati.
La realizzazione del suo ego non ha mai raggiunti tali livelli, può dire di essersi sentito vivo per la prima volta.
La meschinità del genere umano, dal suo punto di vista, è palesata dal rumore indistinto che le persone causano nel loro vivere. O nel loro non-vivere.
Jack trova riluttante che l’uomo sia condannato a trasformarsi in uno strumento per soddisfare i lucri di coloro che gli stanno sopra. L’essere umano deve combattere, Jack deve combattere per realizzarsi.
Il suo cambiamento di stato sta proprio in questo: provare un ebbrezza sconosciuta ai più per poter dare al proprio cervello la possibilità di mettere in pratica potenzialità sopite da millenni.
Jack esce di casa, in stato estatico, occhi lucidi e ben puntati avanti.
Cammina fiero e sguardo di sfida, così sicuro di sé da dimenticare il motivo per cui sta portando con sé la pistola.
Nessuno lo può fermare ma lui dovrà fermare questo schifo, questo mondo che si trascina con i suoi peccati e peccatori. Centinaia di persone ledono la vita del prossimo ma Jack vuole una più alta concentrazione di peccatori.
Raggiunge il quartiere più malfamato della città, la sua città che ama. Prende uno dei peggio vicoli che riesce a trovare, l’aria frizzante del mattino si mescola all’odore di piscio di questo schifo di pertugio. Il budello d’asfalto sconnesso si snoda tra i vecchi edifici del quartiere e quando meno se l’aspetta, Jack trova quello che cercava.
Un paio di brutti musi intenti a spacciare trovano un divertimento più stimolante: a terra e proprio ai loro piedi, giace una ragazza terrorizzata, ha la maglietta già strappata e piangendo invoca di non farle del male.
Uno dei due con tono strafottente si slaccia i pantaloni e inveisce verso la ragazza.
- Tocca per primo a me! Voglio divertirmi stamattina!- e dicendo questo l’altro blocca la ragazza tenendole i polsi.
È un attimo, un attimo di puro istinto. Jack aspettava solo il pretesto per poter sentire ancora una volta il brivido della giustizia, amministrata secondo le regole che quelli come lui hanno inventato apposta per erigere a giusta causa il verdetto sommario che sta passando per la testa di Jack in questo momento.
Nessuno dei due si è accorto di lui.
È un attimo BANG!
E il primo colpo raggiunge il balordo sbracato dritto nel fianco. Mentre s’accascia, il sangue nero scorre a fiotti dal suo fegato perforato. L’altro criminale si volta di scatto verso Jack, impietrito dalla scena.
- Scappa ragazza! E non voltarti, non chiamare gli sbirri! Sei salva, scappa!-
Dice Jack in tono quasi minaccioso. La ragazza dal canto suo non se lo fa ripetere due volte e fugge verso la salvezza.
- Che cazzo hai fatto? Chi sei? Chi cazzo sei?- Inveisce terrorizzato l’unico delinquente ancora in piedi.
A grandi passi Jack si avvicina ai due e quando è a tiro, colpisce il balordo con il calcio della pistola alla mascella, mandando lui per terra e un paio di suoi denti a parecchi metri di distanza.
- Zitto tu! Devo finire con il tuo amico!- Ringhia Jack e a queste parole comincia a spappolare il torace del primo criminale a colpi di pistola.
Il rumore degli spari ripetuti è troppo forte e Jack non si accorge di quello che sta succedendo alle sue spalle perciò, ad un tratto, qualcosa lo cinge al collo facendogli perdere fiato. La pistola cade e Jack si ritrova ad essere tenuto per il collo da un complice dei balordi, che è riuscito a prenderlo alle spalle sfruttando i boati degli spari.
Mentre qualcuno lo sta tenendo dal collo, il tizio colpito alla mascella si rialza e si avvicina con un bastone di metallo raccolto da terra.
- Lasciatemi, stronzi balordi! Figli di puttana, levatemi le mani di dosso! – Jack scalpita ma il delinquente con la spranga si avvicina e sferra un colpo di punta allo stomaco di Jack che si piega in due, gridando.
Non appena riesce a risollevare la testa vede arrivare un secondo colpo, diretto alla testa, quindi alza repentinamente la gamba e respinge con il piede la spranga, facendola rimbalzare sulla faccia del suo aggressore che, stordito, barcolla per qualche metro indietro e si accascia, ancora cosciente però. Jack afferra poi un dito del tizio che lo trattiene per il collo e, piegandolo all’inverosimile, lo spezza fulmineamente, permettendo di liberarsi dalla morsa mentre anche il terzo assalitore grida di dolore.
Girandosi verso di lui gli sferra un calcio in faccia e vorrebbe dargliene un altro se solo non avesse sentito alle sue spalle quel rumore inconfondibile.
- Adesso basta, stronzo!- È il tizio con la spranga che, tenacemente, s’è rialzato impugnando la 90-two di Jack e puntandogliela addosso, continua – Ora ti faccio fuori e mi tengo anche la tua bella pistola -.
- Sono morto – Pensa Jack, ma prima ancora di poter provare paura, il braccio del suo aguzzino si spezza sotto il potente colpo di un bastone, facendo nuovamente cadere la pistola.
Qualcuno sta salvando Jack.
Un uomo con un giubbotto di pelle sta massacrando di botte l’assalitore di Jack. Usa un bastone nero…no, è proprio un Metro! Il bastone in metallo rivestito di pelle nera e lungo un metro che usano gli agenti come Jack.
Quando anche l’ultimo colpo è stato vibrato, il balordo cade finalmente a terra, esanime.
Il salvatore di Jack si volta verso di lui e Jack sgrana gli occhi. Riconosce le sue vesti di cui ha sentito parlare.
Giubbotto di pelle, jeans scuri, scarpe nere, pistola, coltello e bastone. Una fascia di seta nera copre il suo capo e il suo volto fin sotto il naso. Dal giubbotto aperto una maglietta nera con il torace percorso da un’enorme X bianca.
È Cross! Il giustiziere invisibile incubo dei criminali di bassa lega della città, ombra sfuggente tanto agli inquirenti quanto all’ Agenzia stessa.
- Tu sei Cross!- Esordisce Jack quasi sorridendo.
- E tu sei un cazzone! A che gioco stai giocando? Non puoi permetterti di sparare così in mezzo alla strada. Di giorno e a volto scoperto! – Cross pare arrabbiato.
- Ma quella ragazza…- Jack cerca di giustificarsi ma viene interrotto.
- Sai benissimo che potevi salvarla in modo più discreto! Potevi farti inseguire, per esempio! Ora vattene via, prima di fare altri guai! –
- Ehm…sono ferito, ho male ovunque…- Jack tergiversa ma la risposta di Cross lo sbigottisce ancora
- So perfettamente che tra poco non sentirai più dolore… Agente! –
Jack non capisce, quest’uomo sembra sapere dell’Agenzia
- Chi sei tu? Come sai queste cose e perché hai le stesse armi di… -
- Di chi? Dell’Agenzia? Ahahaahha!! Ragazzo, ti stavi fregando da solo! Per fortuna che questo non sarebbe proprio possibile! – Cross interrompe ancora Jack, ridendo, poi torna serio e continua – Ora vattene davvero, ma cerca di non fare più cazzate! Sparare a qualche stronzo in un grattacielo non fa di te il dio della giustizia! Rimani al tuo posto e non fare altre stronzate! –
- Ma tu chi sei??? – Jack adesso ha paura di essere responsabile in qualche modo di questa fuga di informazioni ma come potrebbe essere successo? Come fa Cross a sapere tutte queste cose?
- Devo scappare, ragazzo, a presto! Riprendi pure la tua pistola e comportati bene!- A queste parole di Cross, Jack si china per raccogliere la sua pistola da terra, rimasta lì accanto al corpo del delinquente di poco fa. Jack si rialza e voltandosi verso Cross gli chiede
- Allora vuoi dirmi come…- La frase non termina. Cross è scomparso senza lasciare traccia.
Jack si guarda intorno ma non lo vede, il dolore fisico sta effettivamente scomparendo, come da copione.
Si accende una sigaretta e guardando la sottile striscia di cielo che fa capolino tra le pareti dello stretto vicolo, Jack impugna la pistola.
Mentre ripone l’arma, Jack si rende conto che la pistola è molto più leggera e basta guardare sul fondo dell’impugnatura per darsi risposta.
- Bastardo, m’ha fregato il caricatore! Ma come cacchio ha fatto?-
L’elicottero sorvola la città mentre il quartiere si riempie di lampeggianti blu.
- Abbiamo fatto troppo casino per uscirne puliti. Abbiamo quello che stavamo cercando mail ritorno sarà più difficile!- Brian grida per farsi sentire da tutti, nel frastuono dei rotori
- Jaaack! Adesso ti spiego la procedura. Ci lasceranno sul tetto del magazzino abbandonato, quello finto. Ma il Kamov non potrà atterrare, dovremo buttarci. Duo o tre metri, non di più! Tieniti pronto!-
Dopo pochissimi minuti di volo, i Delta raggiungono l’obiettivo.
- Drop out! Adesso, fuori, fuori ! Fuori!- Grida ancora Brian.
I Delta si lanciano e atterrano sul tetto. Jack imita i loro gesti e ancora una volta non sa come ha fatto ad apprendere il modo giusto per atterrare da un elicottero in volo. Sempre che esista un modo giusto.
Appena tutta la squadra prende terra, il Kamov si allontana per atterrare lontano, dove non è dato sapere a Jack.
Scesi dentro il Centro, i Delta rientrano al Palazzo centrale. Jack segue tutti gli altri che sanno già di doversi riunire per il rapporto missione. Giungono in un alla del palazzo chiamata “De-briefing Area”, come recita la targa affissa ad una grande scorrevole di metallo, aperta da Brian con la solita tessera.
Il primo ambiente è una stanza con un tavolo rotondo e il consueto grosso LCD.
I Delta si siedono e Jack osserva i due agenti che ha conosciuto oggi. Alex è un ragazzo alto, qualche anno più grande forse, capelli scuri tagliati corti e occhi azzurri. Diego invece è un ragazzo alto come Jack, capelli biondi ancor più corti ed occhi di ghiaccio. L’attenzione di tutti si sposta proprio si Diego quando comincia a parlare.
- Ecco qua!- esclama estraendo il CD da una tasca della tuta – Sono i dati riguardanti la possibile ubicazione di uno dei vertici della MARS. Non ho avuto tempo di controllarli ma penso che li decripterà la nostra intelligence.-
Va bene così. Anche se avrei preferito un’operazione più pulita, mi immaginavo della sorveglianza ma comunque c’è stato qualcosa di strano- Afferma Brian perplesso – È stato perfino troppo facile. Solo otto guardie pure male armate. L’MP5 ha fatto storia ma al giorno d’oggi lo sostituirei con un UMP, tanto più in ambiente così chiuso…-
Brian sembra parlare con se stesso, non guarda in faccia nessuno. Poi si rivolge di nuovo alla squadra:
- Jack, a te lo spiego adesso, gli altri lo sanno già. Dopo il de-briefing dovete dormire qui. Potrai tornare a casa domattina, ad acque calme. Ricordati di non passare davanti al palazzo di stasera. Meglio evitare di correre rischi inutili.-
Jack annuisce, fidandosi del suo mentore. Segue un brevissimo riassunto dell’azione di quelle sera e Alex prende la parola.
- Ok squadra, abbiamo finito per stanotte. Andate pure a lavarvi, Marcus ti farà vedere dove sono le docce.-
Jack cammina per i corridoio dell’area, seguendo i passi di quel Marcus, così grosso rispetto a lui, non vede nemmeno la strada. Spera di ricordarsela la volta che dovrà farla da solo.
Marcus si ferma e dietro la sua figura imponente che si sposta, compare una porta.
- Qui ci sono le docce, adesso sai dove sono! Dopo magari ci beviamo qualcosa io te e Leonard, ok? Diego ci raggiunge dopo ma credo che Alex e il signor Green ne avranno ancora per un po’!- Dice Marcus sorridendo.
Bere qualcosa? Jack si chiede come si possa “bere qualcosa” dopo aver giocato a fare James Bond e soprattutto dopo aver ucciso tutte quelle persone. Così, come se avessimo finito di giocare a calcetto.
Già…quella strana sensazione ritorna. Il locale docce assomiglia molto a quello di una palestra e mentre è già sotto il getto dell’acqua, Jack tenta una conversazione con Marcus, nell’altro box.
- Marcus…posso chiederti una cosa?-
- Dimmi pure, fratello!-
- Come mai sono così calmo? Come mai non sono agitato prima e durante una missione? Perché non ho esitazione o rimorso quando sparo a…una persona? Perché sono così calmo anche adesso e lo siete anche voi?-
Marcus esita un momento. Lo scrosciare dell’acqua fa da colonna sonora al lungo momento di silenzio.
Jack sente la porta del locale aprirsi, un’altra persona è entrata e si sta facendo la doccia. Marcus sembra aver trovato le parole.
- È un altro dei cambiamenti del tuo corpo, L’incremento delle percezioni cui sicuramente ti avranno già accennato. Prima c’è il controllo del dolore fisico, poi quella che viene chiamata “iperconcentrazione” che ti permette di controllare nervosismo e stress prima e durante un’azione. La mancanza di rimorso è una diretta conseguenza di ciò.-
Jack ha le mani nei capelli ma non per disperazione. Mentre finisce di lavarsi i capelli, riconosce la voce della persona entrata poco fa:
- Possiamo non parlare di lavoro anche a desso?- Chiede bonariamente Leonard, dall’altra parte della stanza.
Finita la doccia, la squadra conduce Jack in un area della città sotterranea che non aveva mai visitato.
Dietro il Palazzo centrale vi è un'altra piazzetta, più piccola di quella principale. La notte artificiale avvolge le vie di quest’area ricreativa, come la chiamano gli altri. Vi sono alcuni di quelli che potremo chiamare negozi, ma sono chiusi. Solo una porta sembra aperta, un insegna, delle luci. Sembra un locale. Qui, a duecentoventi metri sottoterra. Jack non se lo immaginava proprio.
Una volta entrato, Jack ritrova qualche faccia già vista. I tre prendono un tavolo e dopo qualche minuto li raggiunge anche Diego. L’atmosfera è rilassata, paradossalmente.
- Vedi quel tavolo?- Dice Marcus rivolto a Jack, indicando un tavolo al quale ci sono seduti tre grossi tipi vestiti anche’essi con al tutta d’infiltrazione – Quello è il tavolo dove si mettono sempre i Tau. Vedi la fascia sul braccio sinistro? È blu, la nostra verde. E anche il simbolo ovviamente, loro hanno un tau blu e noi un delta verde. Facile, no?-
Jack in effetti non aveva notato questa differenza con i piloti delle due berline.
Ma Jack ha un’ altra curiosità, si chiede il perché di questi numeri, nei nomi in codice. E quando smette di chiederselo capisce che forse è meglio chiederlo a loro.
- Come mai i numeri sono sparsi? Dei nomi in codice intendo…-
- Ah sì- Risponde Leonard – Perché se un agente smette di lavorare il suo numero viene dato a chi lo rimpiazza. Ma per gli agenti caduti sul campo…il numero viene ritirato e la recluta che lo sostituisce acquisisce il numero successivo. Come avrai capito dal tuo “21”, siamo la squadra che ha subito più perdite, soprattutto all’inizio. Da quando sono qui ho visto morire Delta 17, 18 e 19. Il povero Delta 20 invece…vabè…-
Diego cerca di smorzare il tono triste che ha preso il discorso – Oltre a Tau 0 ovvero il signor Blue, ci sono Tau 2, Tau 3, Tau 5, Tau 8 e Tau 10 –
- E le Sigma? Quali sono i loro nomi? – Jack lo chiede notando che non sembrano esserci esponenti della squadra Sigma, nel locale.
- Ah…- Leonard si ferma abbozzando un sorriso malriuscito – Loro…beh, loro sono Sigma 1, Sigma 2, Sigma 3, Sigma 4 e Sigma 5.-
- Zero perdite?- Jack ipotizza la risposta più ovvia che viene confermata da un cenno del capo di tutti e tre i Delta al tavolo con lui.
- Ma cos’hanno di strano queste ragazze?- Si domanda Jack.
- Di per se non si sa, ma smetterai di farti domande quando le vedrai all’opera. Anche perché non le vedrai in nessun altra occasione.- Precisa Diego.
- Massima segretezza! È il nostro pane! Per quello non possiamo lasciare impronte digitali!- Aggiunge Marcus con il suo solito tono bonario.
- I guanti, ma certo! Brian non li portava! È così sicuro di non lasciare impronte?- Esclama Jack.
- Direi di sì- Aggiunge Leonard – Lui le impronte digitali non ce le ha più. Gliele hanno rimosse quando era nei Venom -
-I cosa?- Jack non ha mai sentito di un unità chiamata così.
- Mai sentiti nominare? Sei proprio nuovo…Prima Brian era nei Venom, ma credo che adesso non esistano più. Sai, è il motivo del serpente tatuato che ha sul braccio…ma è una storia lunga e sono sicuro che Green non vuole che te la racconti io…- Spiega Leonard.
- Domani ci saranno sicuramente le informative sul CD che abbiamo rubato. Andiamo a dormire, ragazzi!-
Consiglia Diego a tutti quanti.
- Ehi, aspetta! Questa storia di Brian? Quando me la racconti?- Insiste Jack.
- Non te la racconto…forse un giorno la conoscerai, però! – Risponde lapidario Diego mentre già la squadra si divide.
Nonostante le sua curiosità, Jack deve raggiungere gli appartamenti che gli sono stati indicati. Sempre attorno a questa piazzetta c’è una specie di albergo per agenti, qui dormono coloro che tornano da una missione notturna, proprio come Jack e tutti gli altri Delta. Ma gli altri non sono qui.
Un uomo dell’agenzia lo attende all’ingresso e gli mostra la sua camera.
Jack sprofonda nel letto, l’ennesimo letto sconosciuto, che chissà perché “debbano” dormire qui gli agenti dopo una missione notturna.
Ma Jack è troppo stanco per pensare ancora e, pensando che possa servire a fare ordine, chiude gli occhi.
- Stanotte dovremo recuperare delle informazioni riservate di altissimo livello, utili per rintracciare uno dei vertici della MARS. Non dovremo fare altro, nessuna digressione e nessuna perdita di tempo. Entriamo, prendiamo, usciamo. Dovremo infiltrarci in un palazzo in centro, entreremo dal tetto. Siamo in pieno centro urbano per cui nessun supporto aereo: arriveremo lì con due auto, servirà tutta la squadra in operazione quindi ci guideranno lì Tau 3 e Tau 5.
Facciamo irruzione silenziosa dal palazzo di fianco e ci caliamo sul tetto del palazzo in questione
La sorveglianza all’ultimo piano è strettissima ma soprattutto armata. Sanno che abbiamo in bersaglio quell’obiettivo quindi non si faranno problemi ad aprire il fuoco quindi non fatevene voi. Shot first, think later. –
- Ricevuto!- Risponde Delta 9
L’intera squadra lascia la sala del briefing, Jack li raggiunge dopo un minuto, speso per vestire la sua tuta d’infiltrazione. Ancora una volta si trova a stupirsi per non essere agitato. Non capisce perché ma è concentratissimo.
Ai pozzi d’emersione li aspettano le due berline con già a bordo i due uomini dei Tau a far loro da autisti.
Le veloci automobili emergono in superficie e lasciano la campagna a fari spenti, i due Tau indossano dei visori per poter guidare al buio. Raggiunto il centro città, le auto parcheggiano dietro ad un alto edificio.
- Ok, fuori tutti, Delta 16 e Delta 14 saliranno per primi e ci sgombrano la strada. Io e Delta 9 prepariamo il passaggio per il tetto del bersaglio…Delta 21 tu rimani con Delta 7 in fondo al gruppo, vi calerete per ultimi e poi sfondiamo tutti insieme!- Spiega Brian
- Ricevuto!- Esclamano i Delta in coro.
Come programmato Delta 16 e Marcus aprono il portone dell’edificio dal quale si caleranno, è un alto condominio, solo appartamenti, l’entrata è facile. Brian e Delta 9 li seguono a ruota. Il tutto è compiuto nel massimo silenzio, la squadra intera è avvolta nelle ombre e le loro vesti nere ben si mescolano con il buio della notte.
Jack e Leonard entrano per ultimi e salendo sul tetto trovano già il resto della squadra. Brian è sul bordo della terrazza e guarda il palazzo adiacente, il suo bersaglio. Non ha il MitraGun come tutti ma ha due pistole alla cintura, forse le stesse già viste da Jack.
L’obiettivo da raggiungere ha un lucernario sul tetto e come prevedibile è quella l’entrata da cui la squadra Delta entrerà. Viene preparata una carrucola da dove calarsi e dondolare, scendendo gradualmente verso il tetto sottostante e lasciandosi cadere a pochi metri dal terrazzo.
Parte Brian per primo, tutti lo seguono e per ultimo tocca a Jack.
Aggancia la fune alla cintura della tuta e si lascia calare per qualche metro, poi comincia ad oscillare e nel mentre, come gli è stato spiegato, oscilla fino a superare l’abisso tra i due tetti, appena la sua ombra viene proiettata sul tetto del palazzo davanti si cala ancora qualche metro e sgancia la corda. È un volo più alto del previsto e Jack cade rotolando sul tetto del palazzo bersaglio.
- Tutto a posto! Neanche un graffio?- Pensa. Ma non c’è tempo. Brian fa segno di raggrupparsi. La squadra si avvicina a lui.
- Attivate i visori dei vostri caschi, butto dentro un fumogeno ed entriamo. Guardate sotto!-
La squadra si dispone tutto intorno al lucernaio. Jack guarda in basso e vede quello che sembra un ufficio illuminato dalla fioca luce delle lampade da tavolo. In centro una scrivania con un computer acceso e, cosa principale, otto uomini in giacca e cravatta ed armati con MP5 che sorvegliano la stanza.
- Cazzo!- Leonard si lascia andare. – Questa non me l’aspettavo proprio! Deve esserci della roba importante la dentro!-
- È tutto sotto controllo, l’intelligence aveva previsto sorveglianza armata nella stanza. Ma i dettagli non ci sono stati forniti nei dati missione!- Gli risponde Marcus.
- Sono io che conosco quali dati copiare e come violare il sistema del server, appena facciamo irruzione, copritemi. Lo scontro a fuoco sarà inevitabile ma evitate la mia postazione: se colpiamo il server ce ne torniamo a casa con le pive nel sacco!- Afferma Delta 9 con estrema sicurezza.
Mentre Brian estrae il fumogeno, Delta 16 spruzza uno strano liquido viscoso ed incolore con una bomboletta spray, quindi si alza e…
BANG!
…Esplode un colpo di MitraGun verso il vetro che istantaneamente si frantuma in maniera innaturale. Le guardie sotto non fanno in tempo a capire cosa succede che il fumogeno lanciato in questo istante da Brian ha già riempito la stanza di una densa cortina fumogena.
- Forza! Forza! Forza! Irruzione! Delta fate fuori quelle guardie!- Grida Brian gettandosi nel fumo.
I Delta lo seguono a ruota ed armi in pugno, Jack riesce a vedere perfettamente grazie al visore infrarosso integrato nel casco della tuta. Vede in bianco e nero però almeno vede qualcosa. Appena atterrato infatti vede una figura puntargli addosso un arma e quindi rotola dietro una scrivania. Un secondo dopo la raffica raggiunge la parete dietro di lui.
- Non è facile prendere la mira vero?- Grida sarcasticamente. Detto questo sbircia da dietro il suo riparo e vede le guardie che cercano di riorganizzarsi, non vede i suoi compagni, anche loro nascosti ad eccezione di Delta 9 che si è già portato al server. Jack riceve una chiamata sulla radio.
-Delta! Tenete impegnate le guardie mentre Delta 9 scarica i file dal server. Io gli copro le spalle! A tutta la squadra: attaccate, ora!-
A queste parole Jack vede emergere dai propri nascondigli gli altri tre che sistematicamente aprono il fuoco verso le guardie rimaste scoperte. Tre cadono subito.
- Tre guardie down! Rimangono cinque!- Dice una voce dalla radio nelle orecchie di Jack, che non riesce a riconoscere nel frastuono degli spari.
Un’altra raffica raggiunge la scrivania dove Jack è riparato, forse le guardie cominciano a vedere qualcosa.
- Vieni fuori bastardo ho visto che sei lì!- E detto questo una nuova raffica s’infrange tra il pavimento e la cattedra che nel frattempo ha assunto l’aspetto di una padella per castagne.
- Cazzo, non posso restare qui! Ma se esco mi trivella, fanculo!- Pensa Jack, ma il tempo stringe e il riparo non reggerà a lungo.
Fa per alzarsi ma appena la sua testa fa capolino, altri spari giungono in sua direzione. Fa in tempo ad abbassarsi ma ha un idea: sporgendosi di lato vede la guardia dietro una colonna, sopra di lui uno dei neon. Jack esce furtivamente da dietro la cattedra e rotolando nel mezzo dell’ufficio si ferma per un attimo e , sorprendendo la guardia, spara al neon sopra di lui. La luce cade e colpisce in testa la guardia che, tramortita, lascia il suo rifugio dietro la colonna. Ripresasi, punta confusamente la sua arma verso Jack che però, prontamente, spara. Con il MitraGun, per la prima volta.
- Aaaaaaaaaaaaaaaaaaahh! Ommerda!- Jack è sorpreso dalla raffica e la velocità con cui l’arma che impugna sputa proiettili lo sorprende. La guardia è riversa in un lago di sangue.
Jack, dal canto suo, è caduto all’indietro con il caricatore mezzo vuoto.
Mezzo pieno, per gli ottimisti.
Tra il fumo e il rumore degli spari, raggiunge la colonna occupata dalla guardia appena abbattuta e si ripara dal fuoco nemico. È lì che vede come lavorano i suo compagni: noncuranti dei proiettili vaganti, Delta 16 e Delta 14 sono in piedi e in bella vista e sparano metodicamente a chiunque cerchi di uscire dai ripari. Alla lunga la tattica è vincente, a loro basta accovacciarsi ogni tanto per evitare le raffiche alla cieca delle guardie che, appena escono dai loro ripari, vengono colpite dai perfetti tiri dei due. Nel frattempo Delta 7, ed è la cosa più straordinaria, è appeso al soffitto con i piedi e con la mano sinistra e con la destra spara alle guardie che sfuggono a Delta 16 e Delta 14. Jack non riesce a capire come possa rimanere lassù e nello stupore non si accorge di una guardia che, di traverso, da dietro un armadio lo avvista e gli punta l’arma contro…
- Delta 21!- Grida Leonard dal soffitto il che desta l’attenzione di Jack ma ciò non basta: la guardia fa fuoco in sua direzione.
Jack chiude gli occhi e sente un tonfo terribile davanti a se. Apre gli occhi e vede che davanti a lui è caduto un armadio di metallo.
- Sono vivo?- si chiede ad alta voce, poi volge lo sguardo a sinistra e trova Delta 14 con la gamba ancora alzata: ha dato un calcio all’armadio di metallo poco prima che la guardia aprisse il fuoco.
- Fa più attenzione, cazzo!- e a queste parole punta la sua arma verso un altro armadio, riparo della stessa guardia, che appena sporge il capo…
BANG
…proiettile nella testa.
- Ti sei esposto troppo!- Sogghigna Delta 14 e detto questo si accovaccia dietro l’armadio caduto, al fianco di Jack il quale non capisce a chi era rivolta quest’ultima frase: se a lui o alla guardia che, effettivamente, s’era esposta troppo ma non deve preoccuparsene troppo, lì per lì, con il cervello sparso sulla moquette…
- Pronto?- Chiede Delta 14 a Jack
- Per cosa?- Chiede Jack
- Al mio segnale, fuoco incrociato su quello lì- e così dicendo indica una guardia semicoperta da una colonna – Se spariamo rasente alla colonna, in due direzioni, forse riusciamo a ferirlo il tanto che basta per stanarlo! Delta 7 non resisterà a lungo la sopra!-
-Ok! Quando vuoi!-
-Ora!-
Come convenzionato, i due Delta escono dal riparo e sparano verso la colonna. Jack si fa prendere di nuovo la mano dal MitraGun e dall’inusuale volume di fuoco. Adesso è a secco!
-Preso! L’ho beccato quel bastardo là dietro!- Esclama festante Delta 14
- Si ma sono senza munizioni- Jack è incazzato. Con se stesso, probabilmente, ma non lo ammetterebbe mai. – Dannata pistola infernale!-
- Delta 21 ti è stato detto di andarci piano con il fuoco automatico! Butta dentro l’altro caricatore e vedi di non finirle di nuovo come un coglione!- La voce di Brian arriva forte e chiara all’auricolare di Jack.
- Qui Delta 16 ne ho abbattuti altri due. Ne rimangono altri due che non vedo! Cerco riparo!- La voce dell’ esperto Delta denota risoluzione. Jack dovrà ricordarsi di chiedere i nomi a queste due nuove conoscenze. E magari vedere i loro volti.
Jack esce allo scoperto, non si sentono più spari. Si avvicina alla colonne che facevano da riparo alle guardie, si sporge per dare un occhiata ma dall’altra parte, dietro una banalissima pianta, esce una delle guardie puntando l’ MP5 diritto alla nuca di Jack.
-Fermi tutti, stronzi! O faccio saltare la testa al vostro amico!-
Jack si concentra, di nuovo quella sensazione di “non-paura”. Si abbassa di colpo, estrae il pugnale dalla custodia legata alla gamba e turbinando su se stesso colpisce velocemente l’uomo dietro di lui. Che non ha il tempo di reagire e cade con il ginocchio squarciato.
In quell’istante Delta 7 si lascia andare dal soffitto e, cadendo sullo sterno della guardia, gli spezza la mascella assestandogli un deciso pugno al volto.
In un attimo di calma, l’ultima delle guardie armate esce dal suo nascondiglio e scappa verso la porta. Jack lo vede ma non vuole più sbagliare: impostare il MitraGun sul colpo singolo è un attimo, basta spostare il selettore di fuoco con il pollice poi, pensando che quel mirino red-dot serva a qualcosa, prende la mira e…
BANG
Un colpo secco tra le spalle del fuggitivo che cade a pochi metri dalla porta.
- Delta 0, forze nemiche neutralizzate!- Dice Jack nel silenzio appena sceso.
Brian si porta due dita all’orecchio, attento ad ascoltare la sua radio
- …Ok, andate pure. Ce la caveremo. – Poi rivolge l’attenzione verso la squadra – Il nemico avrà sicuramente mandato rinforzi, ho congedato i due Tau e li ho rimandati alla base. Per loro è pericoloso farsi trovare lì in strada.-
- E adesso?- Chiede Jack spaventato.
- Tranquillo, ragazzo…Delta 16, sai cosa fare! Ce ne andiamo in grande stile!-
Delta 16 annuisce e comunica alla radio:
- Comando, qui Delta! Missione compiuta, fra poco avremo compagnia! Richiedo supporto aereo per abbandono sito! Passo!- il Delta rimane un attimo in silenzio, ascolta la risposta del Comando e poi riferisce: - Ricevuto! Ci mandano un elicottero sarà qui fra tre minuti-
- Sperando di averli, tre minuti!- Risponde quasi seccato Delta 7
- Abbiamo quello che ci serve! Ho scaricato i dati che cercavamo crackando il sistema di protezione di questo server! Non è stato facile, certo, con tutto il casino che avete fatto!- Afferma Delta 9 emergendo dal computer in cui ha lavorato finora, scatenando l’ilarità generale che sfocia in una risata.
Jack non è ancora così tranquillo da concedersi grasse risate.
Effettivamente poco dopo si sente il rombo sordo e continuo di un elicottero che si avvicina al tetto.
Jack si avvicina alla porta e sente dei passi di corsa salire le scale. Molti passi.
- Delta 0 stanno arrivando! Sbarriamo la porta!-
- No, Delta 21, che entrino!- E così dicendo estrae dalla tasca una manciata di biglie di metallo e le getta in mezzo alla stanza devastata dai proiettili. Jack non capisce: vorrà farli scivolare?
Un KA-60 dell’Agenzia resta in volo sospeso ad un metro dal lucernario, vengono calate cinque funi a cui i Delta si agganciano tramite l’imbracatura della tuta, usata poco prima per calarsi dal tetto del palazzo di fronte.
Appena vengono issati a bordo Jack vede i rinforzi delle guardie affrontate poco prima entrare nell’ufficio, si rivolge a Brian e dice:
- Ehi! E quelle biglie a cosa servono?-
Brian si toglie il casco della tuta, sorride a Jack mostrando un volto sudato e mostrandogli un comando a distanza che ha in mano, sempre sorridendo, esclama:
-A questo!- E preme il pulsante. In quella, tutte le “biglie” sparse sul pavimento esplodono contemporaneamente avvolgendo l’ufficio in una palla di fuoco e travolgendo le persone al suo interno.
Jack guarda allibito la dimostrazione di forza di Brian mentre l’elicottero si alza.
I Delta si tolgono il casco e Jack li segue. Può vedere i volti dei Delta che non aveva conosciuto.
Delta 9 gli porge la mano e gridando per superare il frastuono del rotore, gli si presenta:
- Ottimo lavoro ragazzo! Alex Miller, capo sezione logistica dei Delta! –
- Piacere! – Risponde Jack stranito dalla inusuale presentazione.
- Già, niente male per essere la prima volta- Gli fa eco Delta 16 – Diego Solas, Sergente operativo dei Delta! Quando in missione non c’è Green, sono il tuo comandante!-
Il vento caldo dell’esplosione ancora vicina si abbatte sul viso imperlato di sudore di Jack che riacquista la lucidità per capire cosa ha appena fatto. Ha completato la sua prima missione con la sua squadra e pensa a quanto sia tutto fottutamente perfetto, mentre l’elicottero si alza nel cielo nero e vola verso la base.
Jack guarda stupito la sua auto. Non che sia rovinata ma sicuramente il trattamento subito dall’Agenzia l’ha snaturata parecchio. Innanzitutto è nera, con vetri neri, ormai un classico dei veicoli dell’Agenzia. Il cofano presenta vistose prese d’aria e lo scarico è quadruplicato. Jack sale sulla sua auto ed è lì che ha la sorpresa maggiore: al posto della plancia c’è un sofisticatissimo computer di bordo touch screen. Jack ha bisogno del libretto di istruzioni per guidare la sua macchina, ora! Lo richiederà probabilmente, la prossima volta che capiterà al Centro.
Facendo un giro per casa scopre che qualcuno deve aver svaligiato al sua precedente abitazione poiché ritrova quasi tutti i suoi oggetti e vestiti. Perfino le spade. Jack possedeva, anzi possiede delle katana e si stupisce nel ritrovarle in camera sua.
È mattina tardi ormai, Jack sprofonda nel divano ed accende la TV, il telegiornale versa nelle sue orecchie le solite stronzate quotidiane. Ma c’è una notizia che attira l’attenzione di Jack, come tutte le notizie su di LUI!
Da quando Jack si ricorda, nella sua città avviene un fenomeno particolare, certe notti: un uomo vestito con un giubbotto di pelle e con il volto coperto da una fascia di seta, se ne va in giro bello tranquillo ad arginare il crimine, così a tempo perso. Ogni tanto compare e massacra di botte qualche spacciatore, ladro o qualsiasi malintenzionato. Incubo delle forze dell’ordine, questo simpatico signore porta il giubbotto aperto e sotto, la sua maglietta nera, è attraversata da una X bianca che si protrae per tutto il torace. Per questo motivo la gente ha cominciato a chiamarlo Cross. Come un novello Zorro, acclamato dalle folle ma perseguitato dalla legge, è ricomparso dopo mesi proprio questa notte.
Jack pensa che un uomo del genere farebbe comodo all’Agenzia, ma forse i suoi metodi sono troppo barocchi per suscitare interesse nella super legalizzata combriccola di giustizieri, anche perché in caso contrario, lo avrebbe visto se fosse dei “nostri”, Cross.
Dopo aver passato la giornata immerso nei suoi pensieri spesso poco produttivi, Jack riceve una telefonata.
- Pronto?-
- Qui comando tattico, rispondi Delta 21!-
- Ah..ehm…sì, eccomi! Ditemi! – Jack è poco pratico di comunicazioni in ambito para-militare.
- Alle 23.00 di oggi presentati al Centro. La tua tessera per il riconoscimento all’elevatore è nel primo cassetto della tua scrivania insieme alla carta di credito interna, c’è già il tuo primo stipendio. Servirà se vuoi comprare qualcosa che sfori il Borsello, per stanotte.-
- Stanotte? Cosa c’è stanotte?-
-La tua prima missione. Chiudo.-
TUTUTUTUTU Il telefono tace.
-…Oh cazzo!- Pensa Jack –La mia prima missione?- Jack freme nell’attesa di poter sapere cosa dovrà fare, con chi lavorerà e soprattutto in cosa consiste la missione. È agitato da morire ma quella strana sensazione già provata lo tranquillizza. L’agitazione lascia il posto all’impazienza dell’azione, è una sensazione strana, non avrebbe mai detto di controllare così le sue emozioni ed incanalarle in qualcosa di utile. In buona sostanza, credeva che sarebbe stato molto più agitato di così e invece questa voglia di agire lo aiuta perfino a concentrarsi.
Forte della sua discreta conoscenza dei fornelli, Jack prepara la cena e si prepara per la sera. Nel primo cassetto trova le due tessere come comunicatogli, scende in garage e sale in macchina.
Già, l’auto, ad accenderla sente un rombo inedito condito dall’accendersi del computer sulla plancia, lo schermo presenta un simbolo strano, Jack non l’ha mai visto, poi una serie di comandi touch e dei pulsanti tradizionali sotto lo schermo.
Ma Jack non ha tempo per capirci qualcosa, apre il garage e accelera.
Per poco non andava a schiantarsi contro il muro dall’altra parte della strada! L’auto di Jack è stata evidentemente e pesantemente truccata, per fortuna non è passato nessuno in quel momento altrimenti lo avrebbe sicuramente investito. Jack fa manovra e riparte molto velocemente e decisamente divertito a bordo della sua cara auto convertita in bolide.
Raggiunge l’elevatore nel capannone abbandonato e parcheggia l’auto sopra la botola, passando la tessera di riconoscimento nel quadro comandi arrugginito, il sistema di sicurezza lo riconosce e la botola comincia a scendere. Tutto come da copione.
Ad attendere Jack non c’è nessuno, l’auto viene riposta automaticamente nei parcheggi sotterranei dal nastro trasportatore al fianco del fondo del pozzo.
Jack è al palazzo centrale. Riconosce Brian, Leonard e Marcus. Ci sono altri due già vestiti con la tuta d’infiltrazione, già vista indossare dalla scorta di Sebastian il giorno prima. Hanno il volto coperto.
- Oh, ci siete già tutti? Sono in ritardo?- Jack si sente piccolissimo.
- Mh, no, credo che siamo noi in anticipo, forse…- Risponde con sufficienza Brian.
- Abbiamo un budget di 600 euro a persona per la missione. Ma tu sei sprovvisto di tutto, dovrai uscire dal Borsello e pagarti da solo il resto- Conferma, dispiaciuto, Leonard. – Vai all’armeria e prendi questa lista di cose, come già detto, se esci dal budget dovrai provvedere da solo con il tuo credito.-
Jack, un po’ confuso e un po’ incazzato perchè dovrà spendere il primo stipendio, si dirige a testa vuota verso l’armeria. Stavolta c’è quello che sembra un commesso normale, ma chi può dirlo, qui?
- Salve, dunque..è la mia prima missione, ahaha!- Jack è perfino imbarazzato, sta per comprare strumenti da mercenario ed armi e sembra un bambino dal panettiere, con la lista scritta dalla mamma.
– Ehm…dunque, sì: mi serve una “tuta d’infiltrazione in polimeri reattivi”, giusto?-
Il commesso lo guarda come se fosse effettivamente un poppante e poi scosta la tenda dietro le sue spalle per raccogliere i vari oggetti che il bambino davanti a lui sta per chiedergli.
-Ecco qua, taglia unica, appena prodotta. Finissima fattura. Ma ci stai dentro il Borsello, vero?-
-Eh, vediamo…- Dice preoccupato Jack, continua però – Poi mi serve una…”maschera d’interfaccia”..sarebbe il casco che ho visto agli altri agenti, vero? Ah, ehm…sì, poi il Metro, il coltello e il MitraGun…- Jack rilegge perplesso e poi chiede – Che cacchio è un MitraGun?-
- È l’arma d’ordinanza per gli agenti operativi. In una normale missione standard la tua 90-two non sarebbe molto efficace. Ad ogni modo te ne accorgerai, eccola qui!-
Detto questo, il commesso appoggia sul tavolo una strana pistola con la canna allungata, un caricatore molto più capace montato davanti al castello e un mirino ottico.
- Wow, sembra uscita da un videogioco!- Esclama Jack
- Stai attento ad usarla! Spara a colpo singolo e in automatico, ma siccome sei poco pratico te lo sconsiglio: quest’affare sputa proiettili più velocemente di quanto non sembri, a vederla! – Lo ammonisce il commesso, poi continua:
- Ok, è tutto credo. Quelle liste le so a memoria! Nelle tasche tattiche della tuta ci sono già una serie di oggetti utili. Il regalo con il MitraGun ti do due caricatori pieni. Solo per stavolta!- però lo dice a Jack come se stesse dicendo “solo perché sei un pivello” e forse lo pensa davvero. –Fanno 930 euro. E mi sa che sei fuori budget. Di 330 euro, temo. Carta, prego!-
Jack gli porge la sua carta con la testa bassa e lo sguardo spento. Fatte le dovute spese ritorna al palazzo dove l’aspettano gli altri, la notte artificiale rende il Centro ancora più alienante che durante il giorno.
Ripensando agli oggetti appena comprati e a quella strana pistola, Jack rientra sovrappensiero nella stanza del briefing.
- Eccoti finalmente, Delta 21. Vedo che ti sei equipaggiato! Delta 16 spegni le luci! – A questi ordini di Brian, uno dei due agenti sconosciuti a Jack crea il buio in sala e da un LCD parte una presentazione.
Brian spiega la missione:
- A fronte della crisi economica internazionale, il disagio monetario si è accentuato sulle popolazioni di tutto il globo e migliaia di famiglie hanno perso i loro risparmi a causa della bancarotta fraudolenta del più importante colosso nel settore dei finanziamenti del mondo: la Mutual ArmRight Social (MARS) con sede a New York, USA. E dopo questa lezione spiccia di economia contemporanea vado a spiegarvi la politica dell’Agenzia a riguardo. Stiamo conducendo una campagna di soppressione nei confronti dei responsabili di questo sfacelo, che hanno affamato e rovinato milioni di persone per arricchirsi, sono esattamente il genere di persone che meritano di morire! Purtroppo questi personaggi sono molto potenti e colpire i vertici di questa associazione a delinquere non sarà semplice. La cosa che ci sconvolge è che la nostra intelligence ha scoperto che ci sono alte percentuali che la MARS sappia della nostra esistenza. Motivo in più per eliminarne i vertici.-
L’altro agente a volto coperto alza la mano e Brian, notandolo, gli da la parola
- Dimmi pure Delta 9!-
- Qual è la percentuale di sospetto che sappiano di noi? –
- L’intelligence dice…90% - A questa cifra, si leva un brusio tra i sei presenti, ma Jack non fiata.
- Eh lo so, ragazzi miei! Per questo abbiamo intrapreso questa campagna Multisquadra per azzerare la minaccia! –
- Multisquadra? – Chiede disgustato Marcus
- Multisquadra? – Chiede perplesso Jack –Che vuol dire?-
- Significa che nel corso della campagna affronteremo missioni anche con un'altra squadra…- Gli risponde Leonard e continua rivolto a Brian – Delta 0, con quale squadra, a proposito?-
- La campagna prevede la collaborazione sia dei Tau che delle Sigma-
- Nooo! Le Sigma! Che palle! – Leonard si permette una digressione colorita poi si rivolge verso Jack –La squadra Tau è la squadra del signor Blue, specialisti in demolizioni e veicoli. La squadra Sigma è la squadra della signorina White. Sono tutte ragazze.- A Jack brillano gli occhi.
- E dove sta il problema? Meglio no?-
- Ah, il ragazzo si fa strane idee…- Risponde Delta 9 con la voce deformata dal casco – Le Sigma, le ragazze di White, è meglio se non ti avvicini! Lo dico per te. Non parlano mai, non ridono mai e nessuno le ha mai viste senza tuta tattica, non conosciamo i loro volti. Però sono tanto belle quanto letali. Le furie Bianche…- Jack crede che Delta 9 stia esagerando ma il suo tono è troppo serio.
- Ehi Delta!- Brian richiama la squadra all’ordine – Alle Sigma ci penseremo quando dovremo salvare il culo alle signorine…voi siete in gamba quanto loro e durante la campagna lo dimostrerete. E voi non volete deludermi, vero? – Brian conclude la frase con un sorriso che leva di bocca a tutti una risata. Risata nervosa. Poi continua:
Jack ha un nome in codice, si sente parte del gruppo…forse. Sebastian si avvicina a lui.
- Delta 7, va pure. Lascia il ragazzo con noi!-
- Sissignore!- Obbedendo prontamente agli ordini, Leonard lascia la stanza chiudendosi la porta alle spalle.
- Sono sicuro, Delta 21, che c’è qualcosa che non ci hai detto. Hai ancora dei dubbi? Hai qualcosa da chiarire?-
- Sì: ho ucciso tre persone stanotte. Perché? Ma soprattutto: perché non ho rimorso?-
Sebastian fa un respiro e guarda Jack dritto negli occhi.
- Fa parte del gioco. Era necessario per introdurti, per vedere come reagivi. Hai avuto sangue freddo e questo ti ha permesso di stare qua, di entrare in questa stanza e conferire con noi. Malgrado quanto possa sembrare, noi non siamo assassini, non siamo invasati, vendicatori o sicari su commissione. Ogni tanto accettiamo missioni pagate ma solo per auto-finanziarci. Qui davanti a te ci sono cinque persone che, come te, quattordici anni fa hanno fondato quest’agenzia per mettere a tacere la propria voglia di giustizia…-
Jack da un rapido sguardo agli altri quattro, lo guardano tutti negli occhi, si aspettano una risposta o uan reazione. Ma Sebastian continua.
- …La giustizia richiede sacrifici, finchè verrà concepita come qualcosa che serve solo a sentirci meglio questo mondo non sarà mai un bel posto dove vivere. Non siamo vendicatori, noi non uccidiamo chi ci fa dei torti. La giustizia è ordine, mette le cose a posto e per farlo richiede sacrifici, appunto. Spesso farai cose che non vorrai fare ma se ami la giustizia dovrai piegarti al suo volere. Noi uccidiamo chi merita di morire.-
- E chi decide chi deve morire?-
Sebastian si gira verso i quattro astanti, Brian sogghigna e quel tizio dai capelli scuri, Vector, prende una boccata dal sigaro e si rivolge a Jack.
- Ti aspetteresti che siamo noi a decidere, vero? In un certo senso lo decidono loro. Chiunque si macchia della sofferenza e della rovina di molte persone, ha già segnato il suo destino di meritevole di morte. Noi arriviamo solo dopo che loro hanno già deciso di morire.-
Bel discorso, pensa Jack, ma è scontato che questi cinque hanno in mano la vita di chiunque. Una loro parola e decine di agenti preparatissimi, fedeli ed armati fino ai denti partono senza obiettare a caccia della prossima vittima. Il loro carisma è insostenibile, Jack è orgoglioso di essere uno di quegli agenti.
- Tu non hai senso di colpa perché sai che il fine giustifica i mezzi e che la morte di pochi può salvare la vita di molti. È il nostro credo e tu lo hai abbracciato.- Continua Sebastian.
- Ok. Come mai non ho sentito dolore quando mi sono alzato dal letto?-
- Il perché di preciso non lo sappiamo, da quando abbiamo fondato l’agenzia ci siamo accorti che sostando qui sotto per un certo periodo di tempo provocava delle lente e graduali miglioramenti delle percezioni corporee. La tua permanenza di tre settimane al palazzo d’addestramento è servito a quello. Concentrandoti sai ignorare il dolore, durante le missioni scoprirai altri piccoli aiuti al tuo organismo, ma non ti rovino la sorpresa…-
- Che cosa? Vuoi dire che è in atto in me una specie di mutazione genetica? Cosa mi avete fatto?!-
Brian si stacca dalla parete cui era appoggiato e ride
- Ahahahha! Macchè mutazione, calmati. Noi la chiamiamo “incremento delle percezioni”. Praticamente sarai sempre concentratissimo e sveglio durante le missioni. Il tuo corpo è sempre quello, cambierà come lo userai!-
Ellen, la donna vestito di bianco si alza e squadra Jack. È una donna molto bella, i suoi capelli biondi scendono sulle spalle, è poco più alta di Jack e deve avere cinque o sei anni più di lui.
- Ti avranno già spiegato un po’ di cose, dato il telefono e spiegato il Borsello. Adesso sei pronto per entrare in quiescenza, vivrai in una casa in città e quando verrai chiamato per una missione ritornerai qui. In questo momento le tue cose sono state già spedite lì. Così come la tua auto personale, che ci siamo permessi di modificare leggermente.-
Jack è preoccupato per cosa abbiano fatto alla sua macchina, proprio perché ormai si aspetta di tutto.
- Il tuo stipendio ti permetterà di vivere da solo, tanto molte faccende verranno sbrigate dall’Agenzia.- continua Sebastian – Evita per quanto puoi di farti notare, esci poco e comunque sempre nei dintorni di casa tua. Tu sei scomparso da casa e adesso esisti solo in funzione del tuo dovere e delle missioni a te assegnate.-
Jack viene congedato ed esce dalla stanza, il corridoio elegantemente arredato lo riportano alla realtà per qualche secondo, crede di trovarsi in una situazione normale ma è stranamente disgustato dall’idea. Molto meglio rendersi conto di dove si trova e di cosa deve fare adesso. Già, d’un tratto la vita di prima non ha senso, solo ora Jack può veramente rendersi utile, calmare la sua rabbia verso le ingiustizie, ripararle. Jack ora è utile al suo scopo, non è più solo un sogno.
Gli è stato ordinato di recarsi immediatamente all’elevatore 35 dove un auto con un membro dei Delta lo porterà alla sua nuova casa in attesa della sua prima missione operativa. Addestramento finito.
All’elevatore Jack trova un ragazzo della sua età, un metro e novanta per più di centodieci chili, a occhio. L’opposto di Jack. Ha una faccia simpatica però.
- Ciao! Sei quello nuovo vero? Io sono Marcus Walsh! Sono un Delta come te, Delta 14, e lavoreremo insieme! È fantastico!-
L’entusiasmo di questo simpatico ragazzone è contagioso e strappa una risata a Jack.
- Jack B., piacere! Sono Delta 21- Jack stringe la mano a Marcus ed è come infilarla in una morsa.
- Sì lo so, me l’hanno detto, hanno trovato qualcuno di valido per sostituire il povero Delta 20…ma lasciamo stare i pensieri tristi! Ti porto nella tua nuova casa!-
Sostituire? Povero? Pensieri tristi? Jack crede d’aver capito ma cerca di non pensarci per far finta di non aver capito.
Marcus e Jack salgono in macchina e lasciano il Centro. L’auto, identica a quella guidata da Leonard la sera prima, sfreccia per le campagne ed entra nella tangenziale per raggiungere la zona dove Jack abiterà. La casa è un appartamento nella zona est della città, una bella sistemazione. Mentre Marcus apre la porta e consegna le chiavi a Jack dice:
- La tua roba è già dentro, dovrai comprare degli altri vestiti probabilmente. In fondo al corridoio c’è l’entrata interna del garage, dove c’è già la tua auto. Io ho fatto il mio dovere. A presto Jack! Ci vediamo per la prima missione! Ciao!-
Marcus se ne va con il sorriso sulle labbra e riparte a bordo della berlina nera.
Jack fa un giro della casa e poi scende in garage. Accende la luce e vede la sua macchina.
Jack è determinato. Deve compiere la sua prima missione, deve fare “bella figura” davanti Brian…no anzi, davanti Delta 0. È calmo, e questo lo turba. La sua prima missione è già una di quelle standard: deve uccidere qualcuno. Jack è calmo e questo lo turba. Adorabile paradosso.
L’auricolare nel suo orecchio lo sveglia dai pensieri
- Qui Delta 0 a R-9! Ricorda la missione. Nel parco ci sono quei teppisti, gli stessi che non hai mai sopportato, quelli che pensavi che non avrebbero significato nulla nella società, quelli che hanno reso difficile i primi approcci alla vita notturna di questa periferia. Che odi!-
Jack si avvicina a tre ragazzi nel bel mezzo dell’oscurità del parco
- Tu chi cazzo sei, oh?- Biascica uno dei tre
- Comincio la missione- Si limita a dire Jack al suo Capobranco
TUMP!
Il silenziatore è un amico gentile che fa dello sparo un tonfo sordo, indecifrabile come uno sparo.
Il primo ad aprire bocca è il primo a cadere, un colpo al ginocchio. Il teppista cade a terra urlando come un forsennato, le sue grida di dolore squarciano la notte, gli altri due scappano. Nessun problema.
TUMP! TUMP!
Il secondo è raggiunto alla schiena e si accascia, il terzo è colpito di striscio alla coscia e cade anche lui ferito.
Il primo continua ad urlare, anche troppo. Jack gli si avvicina e spara ancora: un buco in faccia e il silenzio torna. R-9 si dirige verso gli altri due sfaldando la lieve foschia provocata dagli spari.
Il secondo è già andato, il terzo è terrorizzato e sanguinante.
- No, non farmi del male! Non uccidermi…ah-aaa! Bastardo! Ti faccio ammazzare! Ti mando gente! –
-Ahahahahaah!- Ride Jack – Tu non manderai nessuno!-
Altri tre colpi e anche il terzo teppista cade rantolando con il petto aperto dalla raffica.
Jack, R-9, rimane impalato a contemplare la scena. Ha ucciso tre persone, tre persone che nella sua logica, condivisa dalla gente che ora…frequenta, meritavano di morire.
Jack continua ad essere calmo, imbambolato davanti allo spettacolo di sangue. La sua deriva mistica viene interrotta nuovamente dalla voce stentorea che gli entra nel cervello attraverso l’auricolare:
- R-9! Porta le tue chiappe sull’auto alla svelta! Tra poco avremo compagnia!-
Jack corre verso l’auto ed appena entra, la berlina scompare nella notte.
Non una parola durante il viaggio, ma a Jack è sembrato di vedere, mentre entrava, un sorriso appena accennato dipinto sul volto di Delta 0.
Leonard fa una strada diversa per tornare alle campagne, entra in un vialetto di una fattoria e poi esce di strada, percorrendo qualche centinaio di metri tra i campi fino a raggiungere il limitare di un boschetto. Nell’oscurità, Jack scorge qualcosa di grosso e scuro in mezzo al campo. La berlina dei tre si ferma davanti ad un grosso elicottero nero e uno più piccolo dello stesso colore.
Ad aspettarli c’è Sebastian, scortato da cinque agenti pesantemente corazzati ed armati. I tre scendono dall’auto.
- Squadra Delta a rapporto, Alpha 0! Missione terminata con successo! Il ragazzo s’è comportato bene!-
-Ok Delta 0, non è il caso di rilassarci. Io e te abbiamo un rendez-vous con gli altri tre Capobranco, stanotte, ricordi?-
- Sì, lascio il cucciolo nelle mani di Delta 7 fino a domattina. Quando torneremo farò rapporto e decideremo se farlo diventare Agente. –
Brian si toglie il passamontagna e sale con Sebastian sull’elicottero più grande, seguiti dalla scorta di quest ultimo. Leonard fa cenno a Jack di salire sull’elicottero più piccolo, mentre un agente a bordo di questo prende in custodia l’auto. Nel cuore della notte e senza troppe spiegazioni, i velivoli si alzano e volano in direzioni opposte.
L’elicottero di Jack atterra qualche minuto dopo sul tetto di un edificio che poi si rivela l’ennesima entrata nascosta del Centro, raggiunta la piazza immersa nella notte artificiale, Jack nota ancora una volta come questa sembra una normalissima cittadina, se non fosse che si trova sottoterra. È provato, la tensione accumulata durante la sera si scarica tutta adesso e Jack è stanco.
- Vai a dormire adesso, domattina fatti trovare al Palazzo centrale, ti accompagnerò al consiglio dei Capobranco e decideranno se investirti del nome in codice. Ora dormi, ne hai bisogno! –
Jack non se lo fa ripetere due volte, raggiunge la sua camera e con la testa piena di nulla, crolla addormentato sul letto.
La mattina dopo Jack è davanti il Palazzo centrale, Leonard è lì che lo aspetta. Entrano.
Il Palazzo centrale sembra la sede di una multinazionale, un grosso atrio, un ricevimento, diversi ascensori che portano chissà dove. Jack segue Leonard in silenzio e preso uno degli ascensori si trovano all’ultimo piano del Palazzo, dopo aver autorizzato il loro accesso con le consuete tessere personali, Leonard apre un grosso portone di Legno e Jack si trova in una sala rotonda. Un grosso tavolo di metallo e vetro al centro di essa e attorno al tavolo cinque persone.
Brian è seduto e Sebastian è in piedi proprio davanti a lui.
Gli altri tre sono: un uomo calvo, con gli occhi azzurri, molto alto e un fisico enorme. Un altro è un uomo dell’età di Brian, ha capelli e occhi neri, fisico atletico, l’ultimo è una donna, dai capelli biondi e occhi verdi, un bel paio di tette, pensa Jack, è vestita di bianco e tutti e cinque guardano intensamente il ragazzo appena entrato.
Il quale si sente come all’esame di maturità.
Sebastian prende la parola: - Questi che hai davanti sono i cinque Capobranco: Red, ovvero io, Green, che conosci bene e i tre che non conosci sono Dylan Blue, Ellen White e lui è…-
- Vector Black! Piacere, ragazzo!- Il quinto si presenta da solo.
- Noi siamo i cinque fondatori dell’Agenzia nonché i tuoi capi. E abbiamo appena finito di decidere sul tuo futuro.- A queste parole di Sebastian, Jack ha sensazione che questi cinque siano qui per cambiare la sua vita ma allo stesso tempo si sente più insignificante di un brufolo sul culo.
- Ci sei piaciuto e nonostante alcune esitazioni…sei dentro! Sei un Agente adesso!-
- Benvenuto a bordo- Dice Black accendendosi un mezzo sigaro.
- Per me sei ok!- esclama Blue con un sorriso.
- Adesso che ho parlato bene di te non deludermi, cucciolo! – Dice Green con il suo solito fare rude.
- Ma adesso arriva il bello… – Conclude White.
- Il bello?- Jack non coglie nessuna sfumatura nella frase della donna.
- Sì- aggiunge Sebastian – Come promesso adesso inizia la tua vera vita da Agente operativo. La tua carriera nell’Agenzia inizierà come Agente di ruolo tattico e supporto all’interno della squadra Delta, comandata da Brian Green, Delta 0. Il tuo nome in codice è Delta 21.-